Josie degli Steely Dan: l'intro di Larry Carlton e l'armonia a doppia faccia di Donald Fagen
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Josie degli Steely Dan: l'intro di Larry Carlton e l'armonia a doppia faccia di Donald Fagen
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Immagina una maschera veneziana: da un lato un volto sorridente, dall'altro uno serio. Chi la indossa resta la stessa persona, ma basta girarla per cambiare completamente espressione. E esattamente quello che succede in Josie, uno dei brani piu amati del disco Aja degli Steely Dan: suona come un funk-blues rilassato, quasi da cocktail bar, ma gira la maschera e scopri un'architettura armonica fra le piu sofisticate mai scritte in ambito pop-jazz.
Un Brano Facile Solo in Apparenza
Josie orbita attorno alla tonalita di mi minore. Ma dichiarare un centro tonale, in questo caso, e solo il punto di partenza: il brano lo attraversa continuamente, uscendone ed entrandoci con accordi di passaggio che cambiano colore ad ogni battuta.
L'Intro: Larry Carlton e il Rivoluzionario Arpeggio a Sei Accordi
L'intro si apre su un Mi minore settima, di cui viene suonata solo la tonica e la settima. Subito dopo entra un secondo accordo in una posizione volutamente ambigua, un power chord di Fa diesis che, se ridisposto, si riconoscerebbe subito come tale. Da li, due power chord su Mi bemolle e Mi, prima che il giro torni su Mi bemolle e introduca Si e Re.
Poi arriva il momento piu spettacolare: un lungo arpeggio che attraversa sei accordi, Mi maggiore con un ritardo di terza, Sol maggiore settima, Fa maggiore con la sospensione della seconda al posto della terza, Fa diesis settima con la nona diesis, Mi settima, Re maggiore con la triade sopra il basso di La, e infine Mi bemolle maggiore settima con la tredicesima a chiudere. Un passaggio che descrive continuamente diverse tonalita pur restando ancorato a un solo centro: il Mi.
La Strofa: Triadi Sospese a Doppia Identita
La strofa parte da un classico pedale di Mi in chiave funk, con basso e batteria dritti e la chitarra che lavora sull'accordo di Mi minore settima in modo convenzionale. Poi arriva il break vocale di Donald Fagen, e con lui quattro accordi che cambiano tutto: quattro triadi con basso, o triadi di basso come le chiamava il maestro di chitarra Tony Armetta.
Queste triadi, La con Re al basso, Sol con Do al basso, Re con Sol al basso, Do con Fa al basso, condividono la stessa caratteristica: sono accordi a doppia faccia. Prendiamo il primo, La con Re al basso. Letto come La, sembrerebbe un rivolto anomalo, il basso non e ne terza ne quinta ne settima, ma quarta. Letto invece come Re, prende improvvisamente senso: le note diventano tonica, quinta, settima maggiore e nona del Re, cioe un accordo major seven sus senza terza, impalpabile, sospeso, capace di vivere in due mondi armonici allo stesso tempo.
Gli altri tre accordi ripetono la stessa logica un tono sotto. E su questa ambiguita controllata che Fagen costruisce l'intera cadenza della strofa, prima di tornare al Mi minore che si appoggia sulla settima per quella classica sonorita funk da 2-5 minore.
Il Ponte: Dal Blues Tensivo all'Apertura Diatonica
Prima del ritornello, il Do con Fa al basso torna a fare da ponte, questa volta come connessione verso un Fa diesis settima con la nona diesis, un secondo grado blues molto tensivo. Da li si arriva al quinto grado alterato, Si settima con la tredicesima bemolle, prima che l'accordo sospeso su Fa riappaia per riportare tutto verso l'uscita piu iconica del brano: il passaggio dal mondo blues tensivo, accordi con settime e none alterate, a una sezione improvvisamente melodica e diatonica in Sol maggiore settima, un 2-5-1 di Sol che apre l'orecchio dopo tanta tensione.
Il Solo: Tre Versioni di Mi Minore nello Stesso Assolo
Al di la della pentatonica di base che Walter Becker suona nel solo, la parte davvero interessante e capire perche quelle triadi sospese funzionano cosi bene. Ogni volta che appare un La maggiore dentro il mondo di Mi minore, entra il Do diesis, e il Mi minore pentatonico diventa Mi dorico, dato che il La maggiore e il quinto grado di Re, la cui scala condivide la settima maggiore col dorico. Ogni volta che appare un Fa maggiore, invece, entra la nota Fa naturale, incompatibile con la scala di Mi minore naturale, e il centro tonale scivola su Mi frigio.
In pratica, Fagen fa viaggiare il brano attraverso tre versioni modali dello stesso Mi: eolio, il minore di base, dorico, ogni volta che compare il La, e frigio, ogni volta che compare il Fa. Seguire coscientemente questi tre mondi mentre si improvvisa, invece di restare fissi sulla pentatonica, e quello che trasforma un assolo onesto in un assolo che dialoga davvero con l'armonia sottostante. Un argomento che meriterebbe un video a se, vista la quantita di dettagli in gioco.
Cosa Portarsi a Casa
Josie e un promemoria prezioso per chi studia armonia e improvvisazione: gli accordi sospesi senza terza non sono un vezzo estetico, sono strumenti di ambiguita tonale che permettono di modulare in modo fluido restando ancorati a un unico centro. E il modal interchange non e una tecnica astratta da manuale: e esattamente il meccanismo che rende un pezzo pop apparentemente semplice, in realta, quasi imprendibile.
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