Viento 'e terra di Pino Daniele: analisi armonica e chitarra

Viento 'e terra di Pino Daniele: analisi armonica, tema e solo di chitarra

Viento 'e terra di Pino Daniele: analisi armonica, tema e solo di chitarra

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Ci sono brani di Pino Daniele che si dichiarano subito: senti la chitarra acustica che accompagna, gli accordi che scorrono, la melodia, e il meccanismo musicale è chiaro dal primo ascolto. Poi ci sono i brani più misteriosi, più magnetici, quelli i cui meccanismi non si lasciano decifrare facilmente. Viento 'e terra, dall'album Vai mò, è uno di questi.

È uno di quei pezzi che avrei voluto che qualcuno mi spiegasse all'epoca. Lo ascoltavo, me ne innamoravo, volevo suonarlo, ma non capivo bene che scala usasse Pino, gli accordi non si distinguevano e non c'era nemmeno una chitarra ritmica a darmi un appiglio. Ed è un brano che non riesco a saltare: quando arriva, mi cattura subito con quell'accordo sospeso che lascia intendere tutto quello che poi, nel brano, non accadrà. In questa analisi lo smontiamo pezzo per pezzo: armonia, groove, i due temi di chitarra, il solo centrale e il solo sulla coda.

Indice del video


L'intro: un pedale di Si e un falso indizio maggiore

Il brano si apre con quattro battute di soli basso e batteria su un pedale di Si. È un dettaglio da tenere a mente, perché quel Si tornerà in diversi momenti del pezzo e sarà anche tutta la coda: quello che sentiremo alla fine, in realtà, è già all'inizio.

Subito dopo entra un pedale su Mi sus2. La chitarra non c'è ancora: è il pianoforte a piazzare l'accordo e a costruirci sopra una bellissima frase, fondamentalmente sulla pentatonica di Fa diesis. L'atteggiamento è luminoso, quasi felice, e ci lascia intendere che su quel Mi stia per accadere qualcosa di maggiore. Ma è un falso indizio: appena entra il tema, succede tutt'altro.


La sezione B: tanti accordi, quasi invisibili

La prima cosa che sorprende, quando si va a vedere l'armonia del tema di chitarra, è quanti accordi ci sono. Io stesso, per anni, non ci avevo fatto caso: ero troppo attaccato al tema di Pino. E il motivo è anche di arrangiamento: sotto non c'è una struttura armonica solida. Gli accordi sono affidati a un synth e a un pianoforte che nel mix sta piuttosto basso e lavora più di rifinitura che di accompagnamento. È proprio questo che dà al brano quel carattere arioso, profondo, leggerissimo.

Mi minore e le sue due facce

Dal Mi sus2 dell'intro si apre in realtà un mondo di Mi minore, che è la tonalità del pezzo. Si parte dal sesto grado con una classica cadenza VI - V - I: Do Major 7 - Si 7 - Mi minore 7. Il Si 7 è naturalmente il quinto grado di Mi minore armonica: contiene il Re diesis, che nella tonalità di Mi si ottiene solo ricorrendo all'armonica.

Poi ci si rivolge rapidamente verso il relativo maggiore con un V - I di Sol: Re 7 - Sol Major 7. Torna un Si 7 con la nona bemolle che sembra volerci riportare su Mi minore, e invece arriva un Mi maggiore.

La dominante secondaria: il momento più bello del brano

Quel Mi maggiore è, secondo me, uno dei punti più accattivanti di tutto il pezzo. È una semplice dominante secondaria sul primo grado minore, che ha quasi sempre lo scopo di puntare verso il quarto grado minore: infatti dopo una battuta intera di Mi maggiore arriva il La minore.

Da qui la sezione gioca rapidamente su tre gradi della tonalità: il quarto (La minore), il quinto e il sesto (Do maggiore), con un dettaglio importante: il quinto grado alterna continuamente la sua forma tra Si 7, quinto di minore armonica, e Si minore, quinto di minore naturale. Nel modo minore questi due quinti gradi si scambiano molto frequentemente e con grande facilità. La sezione chiude su un Si senza terza, un power chord, quindi un accordo sospeso.

Il Si sus e il mood mediterraneo

Quel Si sospeso è lo stesso delle quattro battute iniziali e lo stesso che ritroveremo nella coda. È un accordo che si fa notare, che lascia la faccenda in sospeso e crea un sound vagamente flamenco, mediorientale. Pino ci gira intorno suonando fondamentalmente la scala di Mi minore, e questo amplifica la sensazione. Da notare che, più che un accordo realmente suonato, è un colore che si percepisce nel sound generale.

Questi accordi del tema di chitarra sono anche quelli della B cantata che arriva dopo. Ed è qui la prima particolarità dell'arrangiamento: all'inizio il brano non si capisce molto, perché tutto è costruito per restare un po' misterioso, difficile da decodificare al primo ascolto.


Il groove: samba funk e gli anticipi di Tullio De Piscopo

Lo dico subito: per me questa è la migliore prestazione di Tullio De Piscopo su un disco di Pino Daniele. La batteria è un samba funk magnifico, pieno di anticipi di charleston e cassa, che anticipa insieme alla voce e crea un andamento fluido e leggerissimo.

Quegli anticipi non sono un vezzo: sono una delle chiavi dell'accompagnamento samba, che ha sempre un accento forte sull'ultimo sedicesimo del quarto movimento. Chi ha arrangiato il brano ha preso questo tratto del samba e ne ha fatto un elemento portante del pezzo. Ogni volta che lo riascolto, una delle cose che seguo di più è proprio la batteria.


La strofa: Mi minore, quinto grado e accordi anticipati

La strofa è più semplice: è sviluppata sempre sul modo minore di Mi e contiene al suo interno giusto la dominante Si 7, quinto grado di Mi minore armonica. Si parte subito con un I - V, e la caratteristica è che gli accordi entrano sempre anticipati. Su ogni anticipo c'è il charleston di De Piscopo, che dà ancora più forza a questa semplice idea di spostamento ritmico. Nel video la suono con una ritmica samba, quella che ho trovato più vicina all'originale.


Il Tema 1: minore armonica, arpeggi e target note

Il tema di chitarra non è difficile da suonare, ma è insidioso da capire: contiene sia la minore armonica sia arpeggi e target note precise.

  • La prima frase punta subito sulla Mi minore armonica, necessaria perché la sezione si apre con la cadenza Do Major 7 - Si 7, e si appoggia su un arpeggio di Sol Major Seven diviso in due tronconi.
  • La seconda frase parte da una nota estranea alla tonalità, il Sol diesis. Non è un cromatismo qualsiasi né una sfumatura istintiva: è la target fondamentale del Mi maggiore, la dominante secondaria. Pino comincia la frase proprio lì, mentre l'armonia va da Mi maggiore a La minore.
  • La terza frase torna sulla minore armonica e lavora intorno all'arpeggio di La minore.
  • La chiusura è difficile da decifrare soprattutto ritmicamente, perché è un po' indietro e stiracchia il tempo, ma è di nuovo un arpeggio di Sol Major Seven che termina sul Re diesis.

Quel Re diesis è la nota che Pino punta per chiudere il tema. L'accordo di chiusura è il Si senza terza, ma Pino ci lavora sopra con la sua terza maggiore: quella sonorità un po' mediorientale, un po' flamenca, che gli era molto cara.


Il Tema 2: ripescaggio, cromatismo e sweep

Pino suona due versioni del tema. Il concetto è lo stesso, ma la seconda introduce due novità:

  • la frase che parte dal Sol diesis contiene un bel ripescaggio, che Pino si "smangiucchia" un po' dandole un grande slancio;
  • la chiusura è affidata a due arpeggi: un Mi minore con approccio cromatico alla tonica, seguito da un secondo arpeggio eseguito un po' in sweep, con note ritmicamente ambigue, tirate indietro tra la terzina e la sestina lenta.

Il solo centrale: target note e intervalli di sesta

Il solo non è difficile, ma è un po' astruso sulla diteggiatura. Quella che propongo nel video mi sembra la più coerente, anche perché il solo contiene degli intervalli di sesta che, messi dentro il fraseggio, non sono proprio comodissimi da digitare.

  • L'inizio è sulla Mi minore armonica, con il Re diesis subito in evidenza.
  • Dopo l'accordo di settima, il brano gira tra Mi minore e Do Major 7: è proprio su questo Do Major 7 che compare il primo intervallo di sesta.
  • Arrivato l'accordo di dominante, Pino centra il Si 7 successivo con un nuovo intervallo di sesta, Fa diesis - Re diesis, e prosegue sulla minore armonica.
  • La frase di chiusura è un arpeggio di Si 7 che termina con un bellissimo passaggio in bicordi, molto alla Wes Montgomery.

È un solo bello da studiare proprio perché è fatto tutto di target note, con quelle soluzioni di sesta che lo rendono riconoscibile. Ho l'impressione che Pino l'abbia in qualche modo elaborato: non sembra un solo buttato lì.


Il solo sulla coda: pedale di Si e sonorità frigia

Nella coda Pino suona un solo molto più libero sul pedale di Si. Lavora sulla scala di Mi minore, che su quel Si produce la connotazione frigia: tra tutti i modi, è quello che dà la sensazione più mediorientale al fraseggio.

A un certo punto introduce invece la scala di Si minore, con il Do diesis, per poi tornare ad appoggiarsi sulle due triadi su cui fa ruotare tutto il solo: Do maggiore e Si minore. Sono esattamente gli elementi chiave della sonorità frigia, quelli che verrebbe istintivo usare se ci chiedessero di suonare qualcosa di flamenco o mediterraneo su un Si.


Cosa portarsi a casa

Viento 'e terra non è un brano difficile tecnicamente, ma richiede un bagaglio di conoscenze che va oltre la pentatonica. Tre lezioni da portarsi via:

  • Nel modo minore i quinti gradi si scambiano: Si 7 e Si minore convivono, e con loro la minore armonica e quella naturale. Saperlo cambia la scelta delle note sul momento.
  • La dominante secondaria ha una target precisa: il Sol diesis sul Mi maggiore non è un cromatismo, è la nota che dichiara l'accordo.
  • Gli arpeggi sono lo scheletro del fraseggio: Sol Major Seven, La minore, Mi minore, Si 7. Il tema e il solo di Pino sono costruiti su questi mattoni.

Se ami Pino chitarrista, dai un'occhiata anche alla mia analisi di I Got The Blues, il blues più difficile di Pino Daniele. E fammi sapere nei commenti del video qual è il tuo passaggio preferito di questo capolavoro.


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